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LA CONCEZIONE TRADIZIONALE DELLA SALUTE
La medicina tradizionale è una scienza divina e un’arte sacra costituita dagli Dei, nel suo cuore è posta la Sapienza Divina, la conoscenza metafisica integrale della Realtà, la quale include la conoscenza dei domini henologico, ontologico, cosmologico, antropologico e politico. In particolare modo la medicina tradizionale possiede la conoscenza metafisica integrale della persona umana, della sua costituzione intellettuale, animica e corporea, della sua origine, del suo fine, del suo bene e quindi della sua salute perfetta.
Il medico tradizionale è sapiente, perciò possiede l’interezza della scienza medica, mediante la quale conduce l’uomo alla Salute-Igea. Egli dispone della conoscenza metafisica integrale della salute e perciò anche della disciplina igienica, del regime di vita, che consente l’attuazione della salute nella sua pienezza.
L’essenza della persona umana è costituita dall’intellectus-mens, elemento divino eterno al quale è associata l’anima riflessa, immaginale, che costituisce il veicolo mediatore dell’intelletto nella sensibilità. All’anima è congiunto il corpus, costituito dalla forza vitale, dagli umori, dagli organi, dai sistemi, ecc. La determinazione dell’anima nell’intelletto sospende la sua pura attività contemplativa metafisica immediata, ciò determina la formazione di un centro riflesso di coscienza e la relativa contemplazione fisica mediata. Dopo la prima determinazione della coscienza riflessa ha luogo la successiva catabasi dell’anima immaginale, a causa della quale si determina un indebolimento progressivo della contemplazione riflessa, fino alla sua sospensione completa, sospensione che si attua quando l’anima viene associata al corpo carnale. A causa dell’incorporazione dell’anima si forma il centro esteriore della coscienza sensibile, al quale l’uomo corporeo comunemente si identifica e mediante il quale raccoglie le sensazioni e le esperienze effettuate col corpo carnale.
Il processo di assimilazione dell’intelletto all’anima-ragione prima, e al senso corporeo poi, dunque ai suoi veicoli di manifestazione, costituisce una “alienazione” del vero soggetto da se stesso e determina la catabasi dell’essenza della persona umana nelle sue determinazioni psichiche e fisiche. Il vero essere dell’uomo, il vero soggetto della persona umana individuale è costituito dall’intelletto eterno, immutabile e immobile, non si limita al centro dell’anima riflessa, né tantomeno al centro secondario di coscienza determinato dal corpo. La luce esteriore della coscienza sensibile, e l’identità egoica relativa, che compare nel corpo, sono l’ultimo effetto della proiezione dell’intelletto, il quale trascende il corpo e l’anima e non ha effettiva localizzazione corporea, anche se in rapporto al corpo si può dire che risieda nel “cuore”. L’intelletto, nella misura in cui è assimilato all’anima o al corpo, “è fuori di sé”, si ignora e non si conosce, perciò presenta uno stato di “alienazione” e di “alterazione” rispetto a se stesso.
Lo stato di cui “soffre” l’intelletto nell’ambito della riflessione psichica prende il nome di “malia”, la quale ha la natura dell’alterazione-allucinazione, ed è stata prodotta dal principio psichico prima, e da quello corporale poi, quando il soggetto essenziale si è associato ad essi immedesimandosi. La malia “mortifica” l’intelletto, perché ne inibisce la libera attività in modo completo. Il processo che svincola l’essenza intellettiva divina dell’uomo individuale dalla limitazione-alienazione nella quale si trova, a causa dell’incorporazione, che libera l’animo dalla malia prodotta dall’associazione con l’anima prima, e con il corpo poi, costituisce l’anabasi, che risolve la catabasi e ricostituisce la salute, lo stato normale dell’intelletto, del vero sé dell’uomo determinato, di quel sé che, grazie alla liberazione, è reso nuovamente sanus.
Si definisce salus, sal-us, quello stato dell’essere ottenuto mediante l’ignizione-ustione, ustio, us, del corpo, simboleggiato dal principio sal, sale, sostanza costrittiva che struttura e fissa l’intelligenza nella corporeità. L’azione di ignizione equivale all’attività dell’intelletto, la cui sostanza è ignea. Mediante tale attività esso arde, brucia e consuma la corporeità sensibile e dunque la limitazione-malia che il corpo salino induce, fino alla sua completa ustione, risoluzione, spiritualizzazione. Quando, mediante l’ignizione-ustione, l’intelletto si è liberato dalla costrizione corporea e dalla assimilazione con l’anima relata al sensibile, la corporeità è stata completamente “usta”, e quindi è realizzata la sal-us, l’ustione del sale, della corporeità, che vincola l’anima, e indirettamente l’intelletto che in essa immane, al tempo, al divenire, alla corruzione, alla morte.
La salute dunque comporta la liberazione dell’intelletto da ogni limite-malia proveniente da anima e corpo, veicoli dai quali il vero soggetto è costretto, e ai quali è sottomesso nella condizione di malia-malattia. L’assenza dall’intelletto di ogni passione, costrizione, limite e condizionamento, costituisce la pienezza della salus, la quale evidentemente non può essere del corpo o dell’anima, ma, per quanto riguarda l’uomo, solo ed esclusivamente dell’essenza intellettiva, di quella essenza che coincide con il vero essere del misto psicofisico umano, della persona.
Il termine latino Salus ha una corrispondenza diretta con il termine greco Hyghieia, il quale indica ad un tempo lo stato di liberazione conseguito dall’intelletto, e dunque la riattualizzazione della contemplazione metafisica immediata e della beatitudine perfetta inerente la sua natura, e gli effetti nell’immanenza, nell’anima e nel corpo, che la liberazione produce. La parola Hyghieia è fondata sulla radice ug-, hyg-, aug-, presente anche in parole come auges o ojas, questa radice esprime la sostanza gloriosa e spirituale dell’intelletto, la sua igneità eterea e luminosa, la sua vita sostanziale, la sua forza ontologica che regge l’anima e il corpo. Igea pertanto indica specificamente sia la potenza dell’intelletto nella sua nudità, sia il suo stato di rigenerazione, la restituzione all’attualità operante della potenza di vita eterna dell’intelletto dopo la sua liberazione. Non a caso Aristotele definisce Hyghieia l’attività contemplativa perfetta e, allo stesso tempo, dà lo stesso nome a Sophia, la sapienza, la potenza libera, pienamente in atto, dell’intelletto. La liberazione dell’intelletto comporta dunque la riattualizzazione della sua sostanza-potenza ignea, Hygeia, e, allo stesso tempo, la risoluzione, mediante ignizione, della sensibilità corporea, della riflessione psichica e della costrizione relativa. La ignizione completa, Salus-Hygeia, equivale alla perfetta intellettualizzazione della corporeità.
L’intelletto reso sanus, cioè integro, unitario, e salvus, salvo, cioè svincolato, sottratto al male e alla costrizione, è ristabilito nel suo stato normale e fruisce della perfetta beatitudine eterna, intrinseca alla sua natura. Questo stato dell’essenza intellettiva non costituisce però il termine supremo della realizzazione della perfezione e della rigenerazione metafisica, ma consente comunque di attuare il completo dominio dell’intelletto sull’anima e sulla ragione, dopo aver ottenuto mediante la ragione il dominio sul senso corporeo. A seguito della rigenerazione intellettuale l’ente microcosmico, il misto psicofisico umano, riceve una rettificazione, un riordinamento, che lo conforma alla Sapienza Divina, ed instaura in esso quella simmetria-isonomia che è il segno della misura di Dio nell’immanenza della persona. L’intelletto, una volta riassunto il comando che gli spetta, dirige ogni veicolo della sua manifestazione e regola le facoltà dell’anima in modo tale che esse agiscano secondo quella Divina Proporzione, che è compiuta virtù, in questo modo tutta la persona esprime la giustizia perfetta. La prudentia, la fortia e la temperantia costituiscono le virtù dell’anima associata al corpo, ciascuna di esse rappresenta, nel piano psichico, la presenza divina e l’ordine dell’Essere, grazie al loro esercizio, nella compiuta tranquillitas animi, nell’assenza di ogni passione dall’animo, è attuata la giustizia, privata e pubblica, e costituita la pace.
Nelle civiltà tradizionali, greca e romana, sia il termine Hyghieia, che il termine Salus, sono usati allo stesso modo per indicare la presenza del governo di Dio o dell’Ordine Divino nella polis o nella civitas e, per analogia, nella psiche o nell’anima. Lo stato di salus, in riferimento alla persona, indica precisamente la presenza nell’anima del governo divino dell’animo-intelletto sapiente, mediante il quale è costituita l’immanenza della pace e della giustizia divine nei suoi veicoli, l’anima e il corpo.
La salute dell’anima è dunque costituita dal perfetto ordinamento delle sue facoltà all’intelligenza divina, una situazione che, esteriormente, si esprime nella giustizia perfetta dei suoi atti. La salute pubblica è costituita invece dal governo del divino sapiente, o personalità analoga, ossia dalla reggenza dell’ordine politico e sociale da parte di colui il quale presenta l’intelletto divino in atto. Mediante il governo del sapiente medico-politico, ogni anima individuale, o ente personale, è ordinato alla Provvidenza e alla Volontà Divina, in modo tale che consegua la compiuta Salus e renda attuabile la Salus Publica. Mediante l’emissione della costituzione e delle leggi sacre il sapiente politico realizza l’immanenza dell’Ordine Divino in ogni grado del “corpo civile”, “ignificandolo” e glorificandolo completamente, grazie a tale azione, nella città e nel popolo, vengono statuite la pace e la giustizia perfette. Quando, attraverso il governo dell’intelletto divino immanente, operante nel cuore del sapiente politico, viene fatto penetrare l’ordine dell’Essere in ogni piano della società e della persona, si attua l’ignizione-glorificazione completa del “corpo” civile e personale, si stabiliscono la pace e la giustizia divine perfette e si realizza la pienezza della Salus, pubblica e privata.
Risulta chiaro dunque che l’uomo non è sano se il suo intelletto non è in atto compiutamente, e perciò non dispone della sapienza divina, dalla quale procede la sanità dell’anima e indirettamente del corpo, la loro sanitas, ossia la sana-activitas, conforme all’Ordine Divino, delle loro funzioni. L’intelletto sapiente e beato instaura il governo di Dio nell’anima e nel corpo, e dunque illumina, ignifica e glorifica, tutta la persona. Grazie a ciò l’uomo è interamente divinizzato, sanato, in lui si attua la presenza integrale della Provvidenza Divina e della Sua Benevolenza, mediante le quali il sanus esprime atti teofanici aventi fini purificanti e giustificanti l’intero Orbe.
Perciò occorre evitare di cadere nell’errore per il quale si ritiene che la salute sia uno stato del corpo sensibile, conseguibile agendo solo su di esso. Da quando Alcmeone ha formulato la prima definizione della “salute corporea”, la tradizione dei Maestri ha sempre più precisato cosa si deve intendere per essa:
«Alcmeone afferma che la salute è il risultato dell’uguaglianza (i\sonomiÈan) delle dynameis, l’umido, il secco, il freddo, il caldo, l’amaro, il dolce e le altre, mentre il predominio esclusivo (monarci\an) di una di esse produce la malattia: infatti il predominio esclusivo di ogni singola qualità è distruttivo. E la malattia insorge, quanto alla causa, per l’eccesso del caldo o del freddo; quanto all’origine, per sovrabbondanza o scarsezza di cibo; quanto alla sede, nel sangue o nel midollo o nel cervello. A tali malattie se ne aggiungono poi altre derivanti da cause esterne, quali certe acque, la regione, gli sforzi, le violenze subite, o altre simili. La salute invece è il temperamento ben proporzionato delle qualità (thËn suÈmmetron tw%n poiw%n kra%sin)».
Per indicare lo stato di Hyghieia del corpo Alcmeone ricorre alle nozioni fondamentali di isonomia e symmetron, nozioni proprie al lessico della politica e dell’etica arcaica, rielaborate filosoficamente in ambito pitagorico.
La isonomia è un preciso stato di cose nell’ordine politico, il termine deriva da isos, uguale, e nomos, norma, diritto, ma non indica una situazione dove i cittadini godono di uguali diritti sotto ogni profilo, come vuole la critica moderna, ma l’equilibrio egualitario della partecipazione dei cittadini al Nomos e perciò anche al governo, ciò non implica comunque uguale dignità nello svolgimento del governo. La libertà di godere uguali diritti implica la libera attuazione delle diverse funzioni dei cittadini, una funzione libera che Alcmeone, in accordo con le dottrine politiche tradizionali, ritiene non possa essere svolta nel caso di monarchia .
La isonomia consente l’adeguata distribuzione delle parti e dunque l’attuazione della diké-iustitia, in modo tale che l’unità civile possa essere coordinata ad un unico nomos, un unico fine di Bene, la Salus Publica. Secondo Aristotele, e tutta la tradizione, vi è giustizia quando vi è uguale rispetto dei diritti, della libertà, dei meriti di tutti i membri della comunità, perciò quando vi è isonomia. Ma l’uguale rispetto non esclude una diversa ripartizione di funzioni secondo lo status dei cittadini, una ripartizione che però deve essere temperata, commisurata alle parti, affinché il meno non abbia il più o viceversa, e l’ordine armonico sia sovvertito. È per questo motivo che alla isonomia delle facoltà, dell’anima o del corpo, va associata la simmetria, la conformazione alla medesima misura delle facoltà stesse, in modo che l’organismo sia ben proporzionato e goda di un ordinato equilibrio armonico.
In accordo con la tradizione, l’analogia fra il corpo civile e quello personale dell’uomo, sostiene tutto il campo medico-filosofico. Questa analogia in ambito civile fu ampiamente utilizzata nella tradizione religiosa romano-italiana, nella quale la nozione di optimus status civitatis, quello stato della civitas costituito e mantenuto dall’ optimus rector civitatis, includeva la realizzazione della concordia ordinum, la concordia degli ordini sociali, equiparati alle facoltà dell’anima, correlate alle facoltà del corpo, quella Concordia per la quale la Pax, la Iustitia, dunque la Salus Publica, venivano instaurate.
L’optimus status civitatis, equivalente all’optimus status animae, prevede dunque la statuizione della perfetta giustizia, che non è aequalitas fra i cittadini, ma aequitas, quella aequitas che permette, secondo lo specifico senso della formula suum cuique tribuere, di assegnare a ciascuno ciò che è suo proprio, nel rispetto del suo diritto.
Come, nelle musiche di strumenti a corda o a fiato e nel canto stesso quando si crea un concerto con suoni diversi, (concerto ch’é insopportabile alle orecchie delicate quando non sia vario e perfettamente armonioso), l’armonia altro non é che l’accordo più perfetto ed efficace delle voci più dissimili: così, nel perfetto accordo degli ordini alti e medi ed infimi e nel loro contemperarsi [moderata ratione], lo Stato ci appare come [l’armonia delle voci più dissimili. E quella che dai musici nell’arte del canto é chiamata armonia, nella scienza politica si chiama concordia ed é il più perfetto e il più alto vincolo di salute in ogni Stato: e questa concordia non può in alcun modo esistere senza la giustizia].
La moderata ratione equivale all’attualizzazione della prudentia-temperantia nell’ordine civile, quella giusta misura di cui Platone, e tutta la tradizione, indicano come costituire, attraverso la giustizia, la quale non consente di dare il troppo grande al troppo piccolo. La giusta misura, la simmetria, la temperanza, possono essere mantenute solo dal soggetto prudens, phronos, da colui il quale dispone di summa animi aequitate altrimenti tutto, nella città e nella persona, va in rovina.
Dalla scuola pitagorica, a quella ippocratica, fino alla galenica, l’ottima costituzione del corpo, e dunque la sua “salute”, è stata fatta corrispondere alla isonomia-simmetria, che in esso vige quando le facoltà dell’anima che lo reggono sono temperate. Ma le facoltà dell’anima possono essere temperate solo se sono rette da un principio che le misura, le modera, le conduce ad agire secondo giustizia evitando il prevalere improprio di una facoltà sull’altra e la sovversione dell’ordine gerarchico.
Dunque gli elementi del corpo dipendono dalle facoltà dell’anima e queste a loro volta dipendono dallo stato dell’intelletto. Quando il rector-animus della civitas-anima è optimus, sanus, il suo governo stabilisce la giusta misura, la giustizia nell’anima e nel corpo. Perciò ogni “cura” del corpo, senza curare l’anima o l’intelletto, ogni arte che mantiene la salute e la ripristina, che tratti della sola igiene o terapia corporale, senza coinvolgere anche l’igiene e la terapia dell’anima e specialmente dell’intelletto, è limitata ed erronea, perciò non porta mai al risultato del ristabilimento della salute o al mantenimento dell’ottima costituzione, ma produce una accidentale illusione di salute. Qualsiasi tipo di veicolo dell’essere che abbia la sua base su elementi corporali deve essere trattato insieme all’igiene morale, animica e intellettuale. Il medico deve tenere presente che nella fase iniziale della ascesi alla salute, il soggetto subisce l’alterazione delle facoltà dell’anima da parte del temperamento del corpo, per cui ogni tipo di regime deve facilitare il raggiungimento della virtù, in specialmodo della sapienza, nella quale risiede l’autentica salute, in accordo agli insegnamenti di Pitagora e Platone.
Le facoltà dell’anima seguono i temperamenti del corpo: ho trovato questo discorso vero in ogni caso e utile a coloro che vogliono ornare la propria anima, non una sola volta o due, ma moltissime volte, e non per i miei soli controlli e svariate ricerche, ma sia all’inizio insieme con i miei maestri, sia in seguito con i migliori filosofi. E questo perché, come esposi nel mio trattato Sui costumi, per mezzo dei cibi e delle bevande e anche per mezzo di ciò che quotidianamente facciamo noi realizziamo un buon temperamento e con questo possiamo dare all’anima un contributo per raggiungere la virtù, come si racconta che facessero pitagora, Platone e i loro seguaci e taluni altri antichi.
Dunque la medicina filosofica tradizionale è analoga alla politica religiosa, essa tratta della realizzazione della salute nella “città” individuale, mentre la seconda si occupa della realizzazione della salute nella “persona” civile. La medicina filosofica tradizionale è sempre anagogica, come la politica religiosa, in quanto comporta una elevazione verso l’alto dell’anima, la sua liberazione dalla corporeità e la sua assimilazione all’intelletto. Grazie all’azione anagogica propria alla via medico-filosofica si compie l’anabasi per la quale il principio essenziale della persona può essere svincolato dalla malia-male, che lo affligge e lo sottopone a sofferenza. Perciò la medicina autentica, che è essenzialmente un’arte spirituale, anagogica e iniziatica, non può essere affidata al profano o all’insipiente, a quel soggetto che, nella sua ignoranza, vincola sempre di più l’intelletto e l’anima di chi si rivolge ad esso, al corpo e al sensibile, facendo sprofondare il soggetto nel male e nella negazione radicale della salute.
L’Associazione Igea, in conformità alla tradizione medico-filosofica pitagorico-platonica che rappresenta, svolge un’azione di denuncia di ogni deviazione e degenerazione dell’arte medica autentica e consente all’animo di liberarsi dall’illusione delle false medicine che non conducono alla salute. Al contempo permette di compiere il percorso per l’attuazione della completa via di risanamento, che conduce alla realizzazione della perfezione dell’autentica salute, uno stato dell’essere pienamente virtuoso e totalmente incorruttibile, nel quale l’animo è stabilito nella beatitudine eterna, fuori da ogni dipendenza dal corpo, dall’anima, dalla morte, dal tempo e dal mondo.
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